Acquedotto di Segovia


L'Acquedotto di Segovia è una delle più imponenti e magnifiche opere che i romani hanno lasciato in questa città spagnola. La struttura fu costruita per far arrivare a Segovia l'acqua dalla Sierra e oggi è uno dei simboli più rappresentativi della città.

Diversi studi attribuiscono la costruzione al I secolo d.C., durante il periodo dei Flavi. L'acquedotto è formato da 167 archi in granito collegati da blocchi lapidei senza l'ausilio di malta, solo mediante un ingegnoso equilibrio di forze.

Nel primo tratto dell'acquedotto vi sono 36 archi a sesto acuto, ricostruiti nel XV secolo per ripristinare la parte distrutta dai musulmani. Se si osserva con attenzione il piano superiore, si può notare che gli archi hanno un'ampiezza di 5,10 metri, con pilastri di minore altezza e spessore rispetto a quelli già visti al piano inferiore. Infine, la struttura è completata da un attico attraverso il quale scorreva il canale che portava l'acqua.

L'opera è considerata di grande bellezza per cui non c'è da meravigliarsi che l'UNESCO la abbia dichiarata Patrimonio dell'Umanità.

La leggenda dell'acquedotto di Segovia è conosciuta da tutti gli abitanti della provincia. Si racconta che una bimba saliva ogni giorno fino alla cima della montagna e ne scendeva con una brocca piena d'acqua. Un giorno chiese al diavolo di costruire un mezzo che le permettesse di non dover andare a prendere l'acqua ogni giorno e quella stessa notte il diavolo le concesse il desidero in cambio della sua anima se fosse riuscito a terminarlo in tempo, prima che il gallo cantasse. Il diavolo costruì tutto l'acquedotto ma prima di posare l'ultima pietra il gallo cantò, per cui la bambina non perse la sua anima e gli abitanti di Segovia ebbero l'acqua a disposizione. Nell'acquedotto manca quest'ultima pietra nello spazio in cui ora si trova una Madonna de la Fuencisla.

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